PRESENZA NAZISTA AD ASCONA
ChatGPT ha detto:
Durante la Seconda Guerra Mondiale, Ascona, pur mantenendo la sua reputazione di rifugio per artisti e intellettuali, fu anche teatro di attività legate al nazismo.
🕵️♂️ Presenza di simpatizzanti nazisti
Tra i residenti di Ascona si annoverano individui con legami al nazismo:
- Julius Ammer, architetto e organizzatore del gruppo nazionalsocialista di Lugano, fu attivo nel Canton Ticino sin dal 1933.Insubrica Historica+1Wikipedia, l’enciclopedia libera+1
- Otto Fischer, esperto d’arte orientale e convinto nazista, risiedeva in via Monescia 10 ad Ascona.Insubrica Historica
- Barone Eduard von der Heydt, proprietario dell’albergo Monte Verità, fu coinvolto in attività economiche legate al regime nazista.
Questi individui sfruttarono la neutralità svizzera per attività di propaganda e finanziarie a favore del Terzo Reich. Wikipedia, l’enciclopedia libera+1Insubrica Historica+1
🤝 Operazione Sunrise
Nel marzo 1945, Ascona fu sede di incontri segreti tra rappresentanti delle forze alleate e ufficiali delle SS tedesche, noti come Operazione Sunrise. Questi colloqui miravano alla resa delle truppe tedesche in Italia e coinvolsero figure come il generale Karl Wolff e l’agente dell’OSS Allen Dulles. Wikipedia, l’enciclopedia libera+2Locarnese.tv+2Insubrica Historica+2
🧳 Rifugiati e intellettuali in fuga
La presenza nazista spinse molti intellettuali ebrei e oppositori del regime a lasciare Ascona. Tra questi, lo scrittore Emil Ludwig e Erich Maria Remarque, che si trasferirono rispettivamente in Canada e negli Stati Uniti per sfuggire alle pressioni e minacce. Insubrica Historica
In sintesi, Ascona durante la guerra fu un luogo di contrasti: da un lato, rifugio per artisti e dissidenti; dall’altro, base per attività naziste e teatro di negoziati segreti che influenzarono il corso del conflitto.
La presenza nazista ad Ascona (1933–1945)
Antefatti e contesto storico
Sin dalla fine dell’Ottocento la regione del Locarnese (cui appartiene Ascona) attirava numerosi stranieri per il suo clima mite e l’atmosfera tollerante. Sulle alture di Ascona nacque la comunità del Monte Verità, celebre colonia utopica e pacifista frequentata da artisti e intellettuali come Hermann Hesse nei primi decenni del Novecentoinsubricahistorica.ch. Negli anni ’30, con l’instaurarsi di regimi autoritari in Europa, Ascona divenne rifugio sia di esuli politici (soprattutto anti-fascisti italiani e oppositori del nazismo) sia – paradossalmente – di figure legate ai regimi fascista e nazista. L’ascesa di Hitler in Germania (1933) e le leggi razziali spinsero alcuni intellettuali tedeschi a trovare asilo ad Ascona (ad esempio lo scrittore Emil Ludwig, residente a Moscia già dal 1907insubricahistorica.ch), così come accadde per artisti in fuga dalla Germania nazista che parteciparono alle conferenze culturali locali (vedi oltre il caso Eranos). Allo stesso tempo, però, Ascona ospitò anche simpatizzanti e agenti del regime nazista, attratti dalla presenza di una nutrita comunità tedesca e dalla neutralità svizzera, che consentiva loro di operare a margine del conflittoinsubricahistorica.ch. Di conseguenza, durante il periodo 1933–1945 questa piccola cittadina ticinese fu teatro di un’insolita coesistenza: da un lato, un vivace ambiente artistico-internazionale antifascista; dall’altro, una rete (per quanto clandestina o discreta) di attivisti nazionalsocialisti impegnati in propaganda, affari e persino negoziati segreti.
Figure chiave del nazismo ad Ascona
Diversi esponenti legati al Terzo Reich vissero o operarono ad Ascona e dintorni negli anni ’30-’40. Di seguito alcune figure di rilievo:
- Julius Ammer – Architetto tedesco residente ad Ascona dal 1927, fu il fondatore del gruppo nazionalsocialista locale (con sede a Lugano) e Gauleiter del movimento nazista in Canton Ticinoinsubricahistorica.chbibliographie.uni-tuebingen.de. Già dal 1933 Ammer organizzava attività del NSDAP tra i residenti germanofoni. Le autorità svizzere tollerarono queste cellule fino a fine guerra (le organizzazioni naziste furono ufficialmente proibite in Svizzera solo il 7 maggio 1945), permettendo ad Ammer di portare avanti legalmente la propaganda nazista fino al 1945insubricahistorica.ch. Ammer era ben inserito nella comunità tedesca locale e perfino coinvolto indirettamente nel mondo culturale: quando i vertici nazisti chiesero un parere sulle conferenze Eranos di Ascona, fu proprio Ammer – in qualità di capo nazista locale – a rassicurare Berlino sull’assenza di complotti politici, pur lamentando di non essere stato consultato dagli accademici tedeschi che vi partecipavanobibliographie.uni-tuebingen.debibliographie.uni-tuebingen.de.
- Rolf Kunz – Collaboratore del giornale nazista Der Reichsdeutsche, fu attivo insieme ad Ammer nel diffondere l’ideologia hitleriana ad Ascona. Le informazioni specifiche su Kunz sono scarse, ma fonti coeve lo indicano come parte integrante del gruppo nazista ticinese guidato da Ammerinsubricahistorica.ch.
- Otto Fischer – Insigne storico dell’arte orientale (di nazionalità tedesca), trasferitosi ad Ascona, era un convinto nazistainsubricahistorica.ch. Pur non risultando un coordinatore politico come Ammer, rappresentava la fusione tra cultura e ideologia nazista: eminente intellettuale e al contempo fervente sostenitore di Hitler. Non è chiaro se collaborasse attivamente con la cellula di Ammer, ma la sua presenza confermava l’adesione al nazismo anche di parte dell’élite colta tedesca residente in zona. Fischer rimase ad Ascona fino alla morte ed è sepolto nel locale cimiteroinsubricahistorica.ch.
- Eduard von der Heydt – Banchiere e barone tedesco-svizzero, grande collezionista d’arte e proprietario del Monte Verità di Ascona. Membro del NSDAP dal 1933, ottenne la cittadinanza svizzera nel 1937 e formalmente lasciò il partito nazista nel 1939whowaswho-indology.infoen.wikipedia.org, ma continuò a manifestare simpatie per il regime hitleriano e soprattutto a svolgere un ruolo chiave nel finanziarne le operazioni. Durante gli anni della Seconda Guerra Mondiale (1939–1944) von der Heydt mise a disposizione le sue banche e conti svizzeri per transazioni di denaro a favore dell’Abwehr, il servizio d’intelligence militare tedescorietberg.chrietberg.ch. In particolare, tramite una banca di Locarno, facilitò il riciclaggio di valute e i pagamenti destinati ad agenti nazisti all’estero (ad esempio emissari tedeschi in Messico)rietberg.chrietberg.ch. Scoperto dalle autorità elvetiche su segnalazione americana, fu arrestato nel 1945 e processato da un tribunale militare per “aver organizzato attività d’intelligence in territorio svizzero per conto di uno stato estero”rietberg.ch. Von der Heydt negò di sapere il vero scopo di quei fondi e venne assolto nel 1948 per insufficienza di prove, evitando per un soffio la revoca della cittadinanza svizzerarietberg.ch. Studi storici successivi hanno però evidenziato che egli era certamente a conoscenza della destinazione dei pagamenti, e che probabilmente l’assoluzione fu mite anche per riguardo verso il suo mecenatismo culturale (donò poi la sua collezione d’arte asiatica alla città di Zurigo, fondando il Museo Rietberg)rietberg.ch. Resta dunque una figura controversa: da un lato benefattore e anfitrione di artisti sul Monte Verità, dall’altro finanziatore occulto dell’apparato nazista. (Il suo nome comparve anche nelle “liste nere” alleate dei collaboratori economici del Reichinsubricahistorica.chopenartdata.org).
- Altri personaggi collegati – Nel Locarnese operarono anche altri simpatizzanti o agenti nazisti collegati ad Ascona. Tra questi spicca Waldemar Pabst, ex ufficiale prussiano di estrema destra (responsabile dell’omicidio di Rosa Luxemburg nel 1919) che trovò riparo in Svizzera nel 1944insubricahistorica.ch. Internato a Locarno presso l’Hotel Castello, Pabst continuò a trafficare in armi (rivendendo equipaggiamenti svizzeri Hispano-Suiza in Sudamerica) e a gettare le basi per movimenti neofascisti del dopoguerrainsubricahistorica.ch. Espulso dal Ticino nell’autunno 1945, Pabst rappresenta il prototipo dell’avventuriero nazionalista che sfruttò la neutralità svizzera per fini personali e ideologici. Vi furono inoltre imprenditori tedeschi residenti nell’area, come Richard Vogt (industriale a Locarno) e Heinrich Garrels (di Minusio), che compaiono in diverse liste alleate di sospetti collaborazionisti economici per aver commerciato con i nazistiinsubricahistorica.ch. Pur non avendo tutti costoro soggiornato stabilmente ad Ascona, la loro presenza nei dintorni contribuì a creare una rete di influenza nazista nel Locarnese, con epicentro proprio nella comunità tedesca di Ascona.
Attività naziste: propaganda, affari ed espionaggio
Propaganda e controllo politico: La presenza nazista in Ticino si manifestò principalmente attraverso un’attività politica occulta ma capillare. I nazionalsocialisti locali, guidati da Ammer, sfruttarono la numerosa colonia tedesca di Ascona-Locarno come base di reclutamento e diffusione ideologica. Il loro modus operandi era subdolo: chiunque fra i tedeschi residenti si mostrasse refrattario ad aderire alle organizzazioni naziste veniva denunciato al Consolato germanicoinsubricahistorica.ch. Questo comportava il mancato rinnovo del passaporto tedesco e quindi l’impossibilità di prolungare il permesso di soggiorno in Svizzera – una forma di ricatto politico. Tale pressione spinse diversi intellettuali tedeschi antifascisti ad abbandonare temporaneamente la regione per non subire ritorsioniinsubricahistorica.ch. Ad esempio, il celebre autore Erich Maria Remarque, che dal 1933 viveva a Porto Ronco (presso Ascona), preferì emigrare negli Stati Uniti; lo stesso fece lo scrittore Emil Ludwig, partito per il Canadainsubricahistorica.ch. Un altro residente, il giornalista boemo Richard Katz, lasciò Locarno nel 1941 verso il Brasileinsubricahistorica.ch. In loro assenza, i nazisti ticinesi poterono esercitare maggiore influenza sulla comunità rimasta, organizzando incontri riservati e diffondendo la stampa del Reich (Der Reichsdeutsche, ecc.) tra i connazionali. Va notato che, a differenza dei fascisti italiani (le cui organizzazioni in Svizzera furono bandite già dal 1943), i nazisti godettero fino al 1945 di maggiore libertà di manovra legale – il che consentì un’attività propagandistica persistente e solo semi-clandestinainsubricahistorica.ch.
Finanziamenti e traffici economici: Un secondo pilastro della presenza nazista ad Ascona riguardò l’ambito economico-finanziario. Approfittando della neutralità svizzera, emissari del Terzo Reich impiantarono in Ticino canali per movimentare fondi, valute pregiate e beni strategici al riparo dei controlli belliciinsubricahistorica.ch. Il caso più eclatante è quello citato del Barone von der Heydt, il quale – in collaborazione con banche locali di Locarno – diresse un vasto giro di riciclaggio di capitali tra il 1939 e il 1944insubricahistorica.ch. Queste operazioni finanziarie occulte servivano sia a sostenere lo sforzo bellico tedesco sia a creare riserve per i gerarchi in vista di scenari post-bellici. Documenti emersi dopo la guerra mostrano che von der Heydt curò il trasferimento di ingenti somme per conto dell’Abwehr (i servizi segreti militari) verso basi operative in vari paesirietberg.chrietberg.ch. Oltre al denaro, si presume che tramite il Ticino passassero traffici di materie prime e armamenti: ad esempio, le attività di Waldemar Pabst a Locarno indicano commercio illegale di armi svizzere verso l’estero nel 1944insubricahistorica.ch. Inoltre, imprenditori legati al nazismo come Vogt e Garrels furono accusati di aver continuato a fare affari con il Reich nonostante l’embargo (da qui la loro inclusione nelle “black list” alleate)insubricahistorica.ch. Dunque Ascona e il Locarnese funsero da snodo periferico ma utile per le finanze naziste, garantendo coperture bancarie, anonimato e connivenze locali.
Spionaggio e reti d’influenza: In tempi di guerra, la Svizzera era terreno fertile per l’intelligence di entrambe le parti. Nel caso di Ascona, i nazisti sfruttarono la posizione strategica vicino all’Italia e la presenza di simpatizzanti sul posto per organizzare una rete informativa. Personaggi come Max Waibel, ufficiale dei servizi segreti svizzeri filo-alleato, operavano in zona, ma vi erano certamente anche informatori al soldo dei tedeschi. L’abitazione di von der Heydt sul Monte Verità, ad esempio, ospitò durante la guerra incontri riservati con diplomatici e ufficiali (lo stesso barone accoglieva volentieri ospiti di alto livello, mantenendo così aperti canali di comunicazione)rietberg.chrietberg.ch. Anche Waldemar Pabst, pur essendo formalmente “internato” dai svizzeri, continuò a tessere trame politiche dall’Hotel Castello di Locarno, cercando di mettere in contatto frange dell’estrema destra internazionale e preparando il terreno per il dopo-guerra fascistainsubricahistorica.ch. Nel complesso, la “colonna nazista” ticinese fungeva da occhi e orecchie del Reich nella Svizzera italiana, monitorando sia gli esuli anti-nazisti sia i movimenti delle truppe alleate appena oltre confine. Questa rete d’influenza locale rimase attiva fino agli ultimi mesi del conflitto, quando fatti ben più decisivi iniziarono a svolgersi proprio ad Ascona, ma in senso opposto: segreti colloqui di pace con gli Alleati.
Operazione Sunrise: i negoziati segreti del 1945
Mappa di Ascona con i principali luoghi coinvolti nei colloqui segreti dell’Operazione Sunrise (in giallo) e gli hotel utilizzati dai partecipanti (in grigio) nel marzo 1945blog.nationalmuseum.ch.
Nel marzo 1945, Ascona fu teatro di un evento storico cruciale e fino ad allora impensabile: trattative segrete tra emissari nazisti e alleati per ottenere la resa delle forze tedesche in Italia. Questa iniziativa, nome in codice Operazione Sunrise (o Crossword), venne orchestrata da Allen Dulles, capo dell’OSS americano in Svizzera, e coinvolse il generale delle SS Karl Wolff, comandante supremo delle SS in Italia nonché plenipotenziario del Reich per il teatro italianoblog.nationalmuseum.chit.wikipedia.org. I primi contatti riservati fra Wolff e Dulles erano iniziati già nell’autunno 1944, ma solo nella primavera 1945 maturarono le condizioni per un incontro diretto. I negoziati si svolsero ad Ascona il 18-19 marzo 1945, lontano da occhi indiscreti e sotto la copertura della neutralità elvetica: mentre in paese la popolazione festeggiava la sagra di San Giuseppe, nelle ville appartate lungo il lago si riunivano in gran segreto alti ufficiali nemiciblog.nationalmuseum.ch.
Alle riunioni partecipò una delegazione alleata di prim’ordine, in abiti civili per non dare nell’occhio: il generale USA Lyman Lemnitzer e il generale britannico Terence Airey, emissari militari degli Alleati, incontrarono Wolff ad Ascona il 19 marzo per discutere i termini di una possibile resa localeblog.nationalmuseum.chit.wikipedia.org. Erano presenti anche mediatori neutrali come l’ufficiale svizzero Max Waibel e l’italiano barone Luigi Parrilli, oltre al braccio destro di Dulles Gero von Schulze-Gaevernitzblog.nationalmuseum.ch. La prima riunione si tenne in una casetta di Via del Segnale (messa a disposizione dall’industriale anti-nazista Edmund Stinnes), mentre il giorno seguente le discussioni proseguirono presso Villa Margionda sulla riva del lagoblog.nationalmuseum.ch. Le precauzioni di sicurezza furono estreme: tutti si spostavano fingendosi normali turisti alloggiati in vari hotel di Ascona (come il Monte Verità, il Tamaro e il Castello)blog.nationalmuseum.ch, e i sovietici – diffidenti alleati – vennero tenuti all’oscuro dell’operazione.
Nel corso di questi colloqui, il generale Wolff si dichiarò disposto a una resa incondizionata delle forze tedesche nel Nord Italia, offrendo in segno di buona volontà la liberazione immediata di alcuni importanti leader partigiani detenuti dai nazistiblog.nationalmuseum.ch. In cambio, Wolff cercava garanzie per sé e i suoi uomini: in particolare, ottenne da Dulles la promessa verbale di un trattamento di favore nei futuri procedimenti per crimini di guerrablog.nationalmuseum.ch. Le discussioni furono complicate da vari ostacoli – l’assenza iniziale di un rappresentante autorizzato della Wehrmacht (il feldmaresciallo Kesselring era appena stato richiamato altrove da Hitler)blog.nationalmuseum.ch, le diffidenze di alcuni ambienti alleati, nonché il rischio di far fallire tutto se Berlino avesse scoperto il “tradimento”. Ciononostante, Sunrise pose le basi per accelerare la fine della guerra in Italia: dopo ulteriori contatti e aggiustamenti (proseguiti a Lucerna e infine a Caserta), il 29 aprile 1945 i plenipotenziari tedeschi firmarono la resa delle armate in Italia, effettiva dal 2 maggio 1945blog.nationalmuseum.ch. Anche se arrivata quando ormai gran parte d’Italia era già stata liberata, questa resa anticipò di alcuni giorni la fine ufficiale delle ostilità, risparmiando ulteriori distruzioniblog.nationalmuseum.ch.
Per Ascona, l’Operazione Sunrise rappresentò un momento di svolta: da rifugio di cospiratori nazisti, la cittadina si trasformò per un attimo in crocevia della diplomazia segreta alleata. Non appena la notizia filtrò, nel dopoguerra, contribuì a rafforzare l’alone leggendario di Ascona come “luogo dove finì la guerra in Europa”. Vale la pena notare che molti dei protagonisti di quei negoziati ebbero destini controversi ma fortunati: Karl Wolff sfuggì alla pena capitale e scontò solo pochi anni di carcere nonostante le atrocità a cui aveva partecipato, mentre Eugen Wenner (ufficiale SS coinvolto) non fu affatto punito e anzi divenne poi agente della CIA in Sud Americablog.nationalmuseum.ch. Allen Dulles, dal canto suo, costruì anche grazie a Sunrise la reputazione che lo portò a dirigere la CIA nel dopoguerrablog.nationalmuseum.ch. Insomma, i colloqui di Ascona ebbero conseguenze significative non solo sul termine del conflitto in Italia, ma anche sui futuri equilibri della Guerra Fredda (suscitando l’ira di Stalin, escluso dalle trattative segreteit.wikipedia.org).
Reazioni della popolazione locale e conseguenze nel dopoguerra
La presenza di nazisti ad Ascona non fu priva di tensioni con la popolazione locale e con le autorità svizzere. Durante la guerra, molti ticinesi guardavano con diffidenza questi personaggi stranieri ambigui: la stampa antifascista (come il giornale Libera Stampa) denunciava a più riprese l’attività di “educatori del Terzo Reich” annidati nel Locarnese. Tuttavia, fino al 1945 le autorità elvetiche mantennero una certa prudenza nell’intervenire, per non compromettere la neutralità o provocare incidenti diplomatici con la Germania. Solo con il crollo del Reich si passò all’azione: all’annuncio della fine della guerra in Europa (8 maggio 1945) la gioia popolare in Ticino esplose anche in atti violenti contro i simboli fascisti locali. Ad Ascona e Locarno folle di cittadini attaccarono negozi e proprietà di noti filonazisti o fascisti: vetrine infrante, case saccheggiate, alcuni collaborazionisti presi a furor di popoloinsubricahistorica.ch. A Locarno la situazione degenerò al punto che la polizia dovette chiedere l’intervento dell’Esercito svizzero per ristabilire l’ordine e proteggere le abitazioni dei fascisti dalla rabbia della follainsubricahistorica.ch. Episodi simili avvennero in diversi centri ticinesi (a Brissago la casa di un notabile fascista italiano venne persino bersagliata da colpi d’arma da fuoco)insubricahistorica.ch. Questo clima da “resa dei conti” dimostrò quanto rancore si fosse accumulato verso la quinta colonna nazifascista attiva negli anni precedenti.
Parallelamente ai moti spontanei, le istituzioni organizzarono una “epurazione” legale dei collaborazionisti. Il Governo cantonale ticinese istituì nell’estate 1945 un Comitato speciale (con tanto di casella postale dedicata) dove i cittadini potevano inviare segnalazioni sui presunti fascisti/nazisti presenti sul territorioinsubricahistorica.ch. Le denunce fioccarono: spesso lettere firmate da decine di abitanti, come avvenne ad Ascona (fino a 60–80 firmatari per singola segnalazione)insubricahistorica.ch. In queste liste del disonore finirono molti nomi, in gran parte di cittadini italiani residenti ma anche alcuni ticinesi accusati di simpatie filotedesche. Pur con qualche eccesso (non tutte le accuse si rivelarono fondate al 100%insubricahistorica.ch), il processo di epurazione portò all’allontanamento dei principali esponenti nazisti da Ascona. Julius Ammer venne prontamente arrestato ed espulso dalla Svizzera nell’estate 1945, insieme alla moglie e alla cognatainsubricahistorica.ch. Riparò nella Germania occupata (a Wiesbaden) e morì pochi anni dopo a Düsseldorfinsubricahistorica.ch. Anche Otto Fischer fu dichiarato indesiderabile: la sua villa in via Monescia venne saccheggiata durante i tumulti popolari del maggio 1945insubricahistorica.ch, tuttavia Fischer – anziano e illustre – evitò l’espulsione e poté rimanere in Svizzera fino alla morte (forse grazie anche alle sue relazioni accademiche). Waldemar Pabst, in quanto ex “internato” politico, non ottenne asilo e fu espulso dal Canton Ticino nell’autunno 1945insubricahistorica.ch; si trasferì in Germania, dove riprese attività nell’estrema destra (la sua presenza in Svizzera fu a lungo avvolta nella segretezza, tanto che solo ricerche recenti ne hanno ricostruito la vicendainsubricahistorica.chinsubricahistorica.ch). Per Eduard von der Heydt, il dopoguerra fu più clemente: benché incriminato per collaborazione, come detto fu assolto in tribunale nel 1948. Ciò non lo esentò però dal subire conseguenze: gli Stati Uniti confiscarono i suoi beni e depositi bancari su suolo americano, considerandoli enemy property (proprietà nemica) e li trasferirono a un museo statunitenseen.wikipedia.org. Il barone si ritirò quindi a vita privata nella sua tenuta di Ascona, dove morì nel 1964, dopo aver donato il Monte Verità al Canton Ticino.
In generale, la fine della guerra segnò la scomparsa della rete nazista ad Ascona. Le figure compromesse furono rimosse o marginalizzate. Le fonti dell’epoca mostrano un senso di sollievo e catarsi nella popolazione locale: titoli di giornale come “Conti da saldare: l’epurazione” celebravano la punizione dei collaboratoriinsubricahistorica.ch. L’episodio di Sunrise, poi, permise ai ticinesi di rivendicare che sul loro suolo si era contribuito alla sconfitta del nazismo. Ascona poté così tornare alla sua vocazione originaria di luogo di incontro artistico e pacifico, liberata dall’ombra del Reich.
Legami tra nazismo e vita culturale di Ascona
Un aspetto peculiare della vicenda di Ascona è l’intreccio (talora sorprendente) tra la presenza nazista e il vivace ambiente culturale locale. Ascona, infatti, tra gli anni ’10 e ’40 ospitò varie comunità e iniziative spirituali/artistiche di fama internazionale – dal già citato Monte Verità alle conferenze di Eranos, incontro annuale di studiosi di religioni comparate e filosofia orientale fondato nel 1933 da Olga Fröbe-Kapteyn. In quegli stessi anni ’30, mentre Ammer e compagni diffondevano l’ideologia hitleriana, Eranos accoglieva ad Ascona numerosi intellettuali in fuga dalla Germania nazista, offrendo loro un foro di dialogo e ricerca lontano dalla censura del Reichilterzoorecchio.wordpress.com. Ad esempio, il celebre indologo Heinrich Zimmer, estromesso dall’università di Heidelberg perché sposato con una donna ebrea, partecipò alle conferenze Eranos del 1938-39 e finì poi per emigrare negli USAilterzoorecchio.wordpress.comilterzoorecchio.wordpress.com. Allo stesso tavolo di Eranos sedevano quindi, fianco a fianco, pensatori perseguitati dal nazismo e studiosi provenienti dalla Germania ufficiale. Questa situazione non sfuggì ai funzionari nazisti: i documenti del Kulturamt (Ufficio Cultura) del NSDAP rivelano un misto di sospetto e interesse verso Eranos. In un rapporto del 1938, i nazisti notarono con preoccupazione la presenza di “un’alta percentuale di ebrei” tra il pubblico e il carattere apparentemente esoterico e “apolitico” degli incontri – temendo che in realtà celassero discussioni politiche antigovernativebibliographie.uni-tuebingen.debibliographie.uni-tuebingen.de. Berlino chiese informazioni al riguardo al suo referente in Ticino, Julius Ammer, il quale però – da buon conoscitore dell’ambiente – minimizzò i timori, descrivendo Eranos come un circolo di teosofi inoffensivi e senza secondi fini sovversivibibliographie.uni-tuebingen.debibliographie.uni-tuebingen.de. Ammer addirittura sottolineò alle autorità del Reich l’opportunità di inviare ad Ascona accademici tedeschi fedeli al nazismo, affinché partecipassero alle conferenze e cogliessero l’occasione per “difendere la patria dalle false dicerie” di ambienti ostilibibliographie.uni-tuebingen.de. In sostanza, il capo nazista locale auspicava di sfruttare Eranos come piattaforma di propaganda culturale per migliorare l’immagine del Terzo Reich in un contesto internazionalebibliographie.uni-tuebingen.de. Questa strategia ebbe risultati modesti, ma alcuni professori tedeschi vicini al regime – purché ritenuti “politicamente affidabili” – continuarono a frequentare Eranos fino allo scoppio della guerra, con l’imprimatur di Berlino.
Nel frattempo, la comunità cosmopolita di Ascona cercava di resistere all’aria cupa che spirava dal Reich. Personaggi come il pittore tedesco Ernst Frick o lo psicologo Carl Gustav Jung (che fu consulente di Eranos) frequentavano Ascona mantenendo una certa distanza dal nazismo dominante. Monte Verità, che nei primi decenni del ’900 era stato culla di ideali pacifisti, visse sotto la proprietà di von der Heydt un periodo ambiguo: da un lato continuava a richiamare artisti, ballerini e pensatori (il barone ospitò eventi culturali e accumulò la sua collezione d’arte nella sede di Monte Verità); dall’altro, il proprietario stesso era segretamente compromesso con il regime nazista. Ci si potrebbe aspettare che un luogo intriso di spiritualismo e libertarismo come Monte Verità fosse immune all’influenza hitleriana, ma la realtà fu più complessa. Olga Fröbe-Kapteyn, l’organizzatrice di Eranos, mantenne un equilibrio delicato: benché alcuni suoi invitati (come l’orientalista Mircea Eliade o altri) fossero in seguito accusati di simpatie destroide, l’atmosfera di Eranos restò improntata alla ricerca intellettuale libera. Ascona in quegli anni fu dunque un microcosmo di contraddizioni: vi convivono il nazista fanatico Otto Fischer che studia l’arte buddhista, e il filosofo antinazista Ernest Julius Salomonski (rifugiato in Ticino) che disquisisce di mistica; il barone nazionalista che finanzia la Gestapo e, poche centinaia di metri più in là, gli studiosi che commentano testi sacri indiani riflettendo sugli errori dell’Occidente moderno.
In definitiva, i legami tra i nazisti di Ascona e il mondo culturale locale furono fatti di tentativi di infiltrazione ma anche di conflitto ideologico. I simpatizzanti hitleriani cercarono di guadagnare rispettabilità presentandosi come mecenati (von der Heydt) o uomini di cultura (Fischer) e provando a mettere sotto tutela gli spazi di dibattito (come Ammer con Eranos). Ma la maggior parte degli artisti e pensatori ad Ascona rifiutò tali ingerenze, anzi diversi scelsero l’esilio pur di non piegarsi. La Eranos stessa, pur tenendosi “apolitica”, divenne di fatto un segnale di dissenso intellettuale verso la barbarie nazistailterzoorecchio.wordpress.com. Dopo la guerra, con la cacciata dei nazisti, Ascona poté respirare liberamente e consolidare la propria fama di oasi culturale internazionale, erede sia delle utopie del Monte Verità sia degli incontri sapienziali di Eranos. Oggi gli storici stanno riscoprendo questi intrecci: vicende come quelle di Julius Ammer e Otto Fischer restano ammonimenti di come anche un “luogo di pace” possa essere conteso da forze oscure, e al tempo stesso testimoniano la resilienza di una comunità culturale che seppe resistere e contribuire – nel suo piccolo – alla sconfitta del nazifascismo.
Fonti: La ricostruzione si basa su ricerche storiche recenti, tra cui gli studi di Raphael Rues pubblicati su Insubrica Historicainsubricahistorica.chinsubricahistorica.ch, documenti d’archivio svizzeri (rapporti del 1945 sulla epurazione in Ticinoinsubricahistorica.chinsubricahistorica.ch), contributi del Museo Nazionale Svizzero sull’Operazione Sunriseblog.nationalmuseum.chit.wikipedia.org, nonché biografie e atti processuali relativi ai protagonisti (ad es. dossier su Eduard von der Heydtrietberg.chrietberg.ch). Queste fonti affidabili confermano l’inedita e complessa presenza nazista ad Ascona, gettando luce su un capitolo poco conosciuto della Seconda Guerra Mondiale in territorio svizzero.

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